CANONE RAI, LA BEFFA PER GLI ITALIANI RESIDENTI ALL’ESTERO: NON SONO ESONERATI

Canone raiFonte: Il Giornale del 29/3/16
di Paolo Bracalini

Per prima cosa le scadenze: quanti sanno che c’ è soltanto un mese di tempo per avvisare il Fisco che non si è tenuti a pagare il canone Rai? È il primo dei trucchetti infilati nel nuovo sistema di riscossione della tassa Rai, affidata all’ Agenzia delle entrate. Il modello da sottoscrivere (complicato già nel nome: «Dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato») se si è in possesso dei requisiti per essere esentati dal canone Rai, va infatti spedito entro il 30 aprile per posta raccomandata (dopo soltanto via internet, ma solo fino al 10 maggio).

Chi sgarra, si vedrà addebitati nella bolletta di luglio sei mesi di canone Rai, anche se in casa non ha la tv. Domanda: in quel caso, non si può fare ricorso per la tassa ingiustamente pagata? No, ed ecco un’ altra trappola. Come segnala il sito di consulenza legale La legge per tutti, chi sbaglia paga e basta.
«La legge dice che l’ autocertificazione è il solo e unico modo per superare la presunzione di detenzione della tv – scrive l’ avvocato Angelo Greco – Questo significa che, in caso di mancato invio della dichiarazione, non c’ è altra possibilità di dimostrare il contrario, ad esempio impugnando davanti al giudice un eventuale accertamento fiscale. Tutto il contrario di quanto invece avviene con qualsiasi altro atto impositivo del fisco, che invece consente sempre la tutela giudiziaria. Con il canone Rai, invece, il ricorso al giudice è del tutto precluso», al punto da sospettare d’ incostituzionalità la legge sulla tassa Rai, per violazione del diritto alla difesa giudiziale.

Altra trappola a cui stare attenti. Se due componenti dello stesso nucleo famigliare hanno intestate due utenze elettriche (esempio: marito e moglie vivono insieme ma sono proprietari di due diversi immobili con due diversi contratti di fornitura elettrica), rischiano di pagare due canoni Rai, a meno di non fare – in tempo – la solita autocertificazione al Fisco. E deve farlo – terza trappola – ogni anno. Non vale più infatti la vecchia autocertificazione, che veniva spedita alla Rai una volta per tutte per non avere più noie. Con la nuova norma, invece, bisogna ricordarsi ogni anno di disdire la tassa Rai, se non la si deve pagare. Un’ altra scadenza fiscale che si aggiunge alle altre dozzine da tenere a mente per non incappare in Equitalia.

Sono molte le informazioni da sapere per non sbagliare, e l’ interlocutore non è più la Rai ma anche peggio, l’ Agenzia delle entrate, garanzia di complicazioni inutili e linguaggio incomprensibile. «Il provvedimento è un percorso ad ostacoli pieno di tranelli, un cubo di Rubik da risolvere per capire come non pagare una imposta che non si è tenuti a pagare» scrive l’ avvocato Emmanuela Bertucci, legale dell’ Aduc, che ha predisposto un vademecum per orientarsi nella selva del nuovo canone Rai.
Un tranello segnalato da Aduc: mettiamo che qualcuno abbia fatto l’ autocertificazione a gennaio o febbraio, cioè prima delle specifiche dell’ Agenzia delle entrate. Bene, il Fisco le terrà valide «solo se contengono tutti gli elementi previsti dal modulo», cioè basterà mezza virgola fuori posto e si pagherà il canone. Poi. «Come verrà informato chi non deve pagare il canone Rai? Solo via internet, quindi il cittadino ha l’ onere di pattugliare il web.
Una modalità che viola lo Statuto del contribuente». E c’ è pure la beffa per gli italiani residenti all’ estero, magari con la casetta dei nonni in Italia. Non sono esentati dal canone Rai

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