Contributi per l’editoria estera: il nuovo regolamento

StampaDal Consiglio dei Ministri pollice in su per il nuovo Regolamento sui contributi alla stampa periodica italiana all’estero. Per il 2014 l’ammontare die due milioni viene maggiorato di un altro milione: ciò per periodici italiani pubblicati all’estero da almeno 3 anni e alle pubblicazioni con periodicità almeno trimestrale edite in Italia e diffuse prevalentemente all’estero.

Viene istituita una Commissione, che opera presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il compito di accertare la sussistenza dei requisiti di ammissione ai contributi nonché di predisporre i relativi piani di ripartizione degli stessi contributi.
Di tale commissione fanno parte rappresentanti della Presidenza del Consiglio e del Ministero Esteri in pari numero, ma anche rappresentanti della FUSIE, della CNE, del CGIE e della FNSI. I componenti della Commissione saranno nominato con Decreto del Presidente del Consiglio entro 30 giorni dall’entrata in vigore del Regolamento.

Le domande per i contributi dovranno essere presentate entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento, alle autorità diplomatiche e consolari all’estero e direttamente alla Presidenza del Consiglio in Italia; per il solo 2013 le domande potranno essere presentate entro 3 mesi dalla pubblicazione del regolamento sulla Gazzetta Ufficiale.

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Cicoscrizione estero, quegli emendamenti banalizzano gli italiani

Risparmio, primo ok Senato a tetto 30% voti fondazioni“Non si può rimanere indifferenti dinanzi a quelle che si potrebbero definire “provocazioni emendative” quando queste sono animate da volontà speculativa e da totale misconoscimento dei fatti e del dettato costituzionale”. Lo dichiarano in una nota i Senatori Aldo Di Biagio e Claudio Zin a proposito degli emendamenti, tra cui quello dei dissidenti di Forza Italia e Gal, che chiedono l’abrogazione della Circoscrizione estero con una modifica all’articolo 48 della Costituzione, respinto poi dall’aula.

“Gli emendamenti – spiegano i senatori – avevano l’ambizione di depennare la circoscrizione estero dalla Costituzione, volendo consapevolmente creare un vulnus costituzionale senza precedenti per sole esigenze di provocazione politica, a cui abbiamo deciso di non prestare il fianco, rifiutandoci di votare”.
“Abbiamo vissuto con notevole sofferenza questi emendamenti e le dinamiche parlamentari che li hanno accompagnati – spiegano – perché attraverso questi è stata attuata una vera e propria banalizzazione del mondo dell’emigrazione, e con esso una banalizzazione della nostra storia, dei milioni di italiani emigrati per avere un futuro e che ad oggi rappresentano uno dei punti di forza del nostro paese, senza dimenticare lo schiaffo morale che è stato dato alle conquiste di democrazia e di diritto di questi ultimi anni”.

E concludono: “Quanto verificatosi legittima una visione pressapochista delle nostre comunità all’estero, che fa ancora più male perché animata soltanto dalla vergognosa volontà di rimarcare l’ opposizione al ddl riforme e fa riflettere perché ha sollecitato interventi in cui è stato detto tutto ed il contrario di tutto”.

Australia, Cossari a Renzi: “Parla italiano”

cossariRenzi e i suoi strafalcioni nella lingua tricolore? Ecco il richiamo di Joe Cossari, consigliere comunale a Knox, in Australia e coordinatore del CTIM in Oceania che lo invita ad esprimersi in italiano dal momento che è un segno di considerazione e identità culturale. “I leader politici – dice Cossari – dovrebbero parlare la propria lingua; cosa pensa di ottenere, su chi vuole fare impressione il Premier italiano? Mi rattrista sentire il nuovo premier italiano parlare francese con il suo corrispettivo francese. I grandi leader di grandi nazioni parlano la propria lingua negli incontri ufficiali”.

E ancora, Cossari si dice “rattristato” dal tentativo di Renzi che, secondo lui, così facendo vuole solo “darsi delle arie”. E attacca: “Non abbiamo mai sentito il Presidente Obama, o Putin, o il Presidente Cinese, e men che meno la Merkel parlare la lingua del paese ospitante. Perché i politici italiani lo fanno? Non sono fieri della lingua italiana?”, si chiede Cossari, secondo cui è anche “ridicolo” che “anche in Parlamento si usino espressioni inglesi: la lingua italiana non sarà mica così limitata da non offrire espressioni equivalenti a spending review, long weekend, teenager, spread, gap”.