MENIA E ARCOBELLI A CHICAGO APRONO LE CELEBRAZIONI DEL 50MO ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL CTIM

mania 3Partono da Chicago le celebrazioni del 50mo anniversario della fondazione del Ctim, l’organizzazione Tricolore fondata da Mirko Tremaglia nel 1968, alla presenza del presidente Vincenzo Arcobelli ed il Segretario Generale on. Roberto Menia.

Il prossimo 2 Giugno, in concomitanza con la celebrazione della festa della Repubblica, il Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo avvia da Chicago una serie di manifestazioni per condividere con i militanti ed il pubblico i 50 anni dalla sua nascita.

Previste mostre fotografiche, conferenze, documentari e tavole rotonde.

Il programma per il 2 Giugno prevede una presentazione del video “Il mio novecento” di Tremaglia, che da Ministro per gli Italiani nel mondo racconta la sua vita, ed un’esposizione fotografica presso la sede della Società Santa Farà di Cinisi, 7524 w Addison st. Chicago.

Il 3 Giugno il Ctim organizza la Festa della Repubblica, consueto appuntamento con la Santa Messa presso la Chiesa la Madonna di Pompei, (1224 w Lexington street, Chicago) che sarà dedicata al Sergente Thomas Davino, nato e cresciuto nella Little Italy, per il 50mo anniversario della sua scomparsa in Vietnam.

A seguire una parata nelle strade di Little Italy con la Sicilian Band fino al Garibaldi Park per depositare una corona di fiori alla presenza dell’autorità diplomatica consolare, delle autorità locali, dei Comites e di rappresentanti delle varie associazioni.

Dopo la parata i delegati del Ctim Vaniglia e Di Piero organizzeranno un pomeriggio di musica, balli con degustazione delle eccellenze dell’enogastronomia italiana. Ci sarà anche un’esposizione di auto italiane d’epoca.

Secondo il Segretario Generale, on. Roberto Menia, la concomitanza della festa del 2 giugno è l’occasione per ribadire l’impegno del Ctim nei confronti dei connazionali che hanno scelto di vivere all’estero e lontani dalla madre Patria. “Per continuare ad essere orgogliosi della nostra Nazione, dobbiamo lavorare affinché il dettato del fondatore Tremaglia non venga mai disatteso. Questa la missione del Ctim che, tagliando lo storico traguardo del mezzo secolo di vita, intende raddoppiare sforzi ed energie per questo obiettivo”.

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IL FONDO DI ROBERTO MENIA: E’SEMPRE PIU’ POPOLO VS PALAZZO

cameraDi Roberto Menia

Sarà che l’Italia è il paese della fantasia, ma neanche una mente dotata di un’immaginazione molto fervida poteva davvero predire quanto fin qui accaduto a seguito delle elezioni del 4 marzo … e chissà che potrà accadere ancora.

Il rebus pareva irrisolvibile all’indomani dell’apertura delle urne, con il partito del “vaffa” per antonomasia, i 5stelle, primo col 33%, secondo però per 5 punti alla coalizione di centrodestra, in cui Salvini batteva per la prima volta Berlusconi in un derby tutto interno ma destinato a cambiare un’epoca. Mestamente ultimo il centrosinistra renziano con un partito a pezzi e un futuro assai incerto.

Dopo alcune settimane di tira e molla inconcludenti ecco prospettarsi la possibilità di una soluzione che pochi davano per possibile, cioè un governo “gialloverde”, tra Lega e cinque stelle che si erano avversati in campagna elettorale e che trovavano improvvisamente una via comune scrivendo assieme un “contratto” di governo (libro dei sogni per qualcuno) che prevedeva l’abolizione della riforma Fornero sulle pensioni, il pugno di ferro contro l’immigrazione clandestina, il reddito di cittadinanza per i meno abbienti.

I due partiti indicavano comunemente al Capo dello Stato il loro candidato Premier, il professor Conte, e all’84^ giorno di crisi (la più lunga della Repubblica), all’atto della nascita ufficiale del governo con la nomina ufficiale dei ministri, ecco sfasciarsi tutto.

Il professor Savona, già ministro della Repubblica con Ciampi, ma ora sgradito “ai mercati”, a Berlino e Bruxelles per le sue posizioni ferocemente critiche sulla moneta unica, con urticanti note antigermaniche e salta il banco.

Conte si ritira, l’indomani Mattarella chiama Cottarelli (l’ex commissario alla spending review) a formare un governo che andrà inevitabilmente incontro ad una sfiducia parlamentare già scritta, magari col solo voto del Pd, il partito degli sconfitti.

Che dire? Un scontro istituzionale così drammatico tra partiti (vincitori delle elezioni) e il capo dello stato mai si era visto e preoccupa non poco. Di Maio e i grillini evocano l’impeachment, ma seriamente è poco credibile il semplice avvio della procedura; Salvini invece chiede a ragione il voto subito, contestando la legittimità dell’ennesimo governo del presidente che espropria la volontà popolare.

Il voto verosimilmente arriverà a settembre e vincitori predestinati, tanto più dopo questo scontro che appare suicida per Mattarella e l’establishment, sembrano essere Salvini e, un po’ meno, Di Maio. Secondo voci poi non così pazze, anzi, potrebbero addirittura pensare di presentarsi alleati per dimostrare che si può vincere la sfida del popolo contro il palazzo.

E’ proprio su questo schema, popolo contro palazzo, che si affermano un po’ ovunque le forze cosiddette “populiste”. E’ un grosso errore banalizzarle quanto demonizzarle. Sono portatrici, spesso, di sentimenti profondi, aspirazioni sociali, rivendicazioni popolari o nazionali, anche paure e disagi cui però la modernità globalizzata egli assetti del potere attuali non sanno dare risposte diverse dalla semplice autoconservazione degli stessi mentre sempre più gente scivola nella marginalità, nella precarietà, nell’insicurezza, nella povertà.

Ma se la sfida diventa davvero “Popolo contro palazzo” nel nome della rivendicazione della sovranità nazionale contro poteri finanziari, è del tutto evidente che si apre uno spazio soprattutto a destra, una destra che è costretta, anche se non lo volesse fare, a ridisegnarsi e reinventarsi.

Non a caso Salvini avvisa Berlusconi che, ove sostenesse Cottarelli, l’alleanza sarebbe finita, ma anche la Meloni deve ripensare alla sua collocazione (dopo essersi riabbracciata di fatto col Cav nella partita del governo definendo Salvini “generale consegnatosi al nemico”).

E comunque sia, schermaglie a parte, chi guarda a destra non può che scegliere il popolo sopra il palazzo, la politica sopra l’economia, orgoglioso della sua appartenenza ad una nazione che mai potrà essere colonia di chicchessia.

twitter@robertomenia

SUL NUOVO NUMERO DI PRIMA DI TUTTO ITALIANI: “SOLO MACERIE”

pri“Solo macerie” è il titolo di apertura del numero di maggio di Prima di Tutto Italiani, con riferimento a ciò che resta dopo lo scontro istituzionale e dopo 80 giorni di impasse.

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“Siamo italiani. Ma anche europei – si legge nel fondino di apertura – E qualcuno si sente anche cittadino del mondo, per formazione e cultura personale. E proprio per questo non possiamo permettere che dopo due tragiche guerre mondiali ve ne sia una terza. Certo, il conflitto sembra essere ormai innescato con già alcune macerie che si vedono cadere in piazza Montecitorio e all’ombra del Quirinale. L’auspicio è che si lotti per essere un Paese normale, dove vige il rispetto della legge, delle istituzioni, delle opinioni e delle persone. Solo quella summa può portare davvero alla Terza Repubblica, al nuovo Rinascimento euromediterraneo dopo il Medioevo 2.0 in cui siamo piombati. Altre strade non ce ne sono. Se non strappare ancora il tricolore”.

Da segnalare suo nuovo numero il trentesimo anniversario della morte di Almirante e Romualdi vergato da Aldo Di Lello, la precisazione di Vincenzo Arcobelli su Comites e Cgie, il ricordo di Enzo Terzi del garibaldino Feliciano Novelli, il polemicamente di Francesco De Palo sull’alfabeto che manca alla politica.

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