ECCO CHI SONO I VOLTI NUOVI (E VECCHI) DEL CGIE

???????????????????“Un bicchiere mezzo pieno e una grande soddisfazione per il Comandante Vincenzo Arcobelli, già presidente del Comites di Houston, coordinatore del Ctim per il suo risultato negli Usa, al pari di Gianfranco Sangalli in Perù”. E’il bilancio che il Segretario Generale del Ctim, on. Roberto Menia, fa dell’elezione del nuovo Cgie, che si è svolta nello scorso fine settimana. “Dispiace per chi non ce l’ha fatta, ma non mancheranno occasioni per una pronta rivincita”.

Ecco i nomi Stato per Stato. Negli Usa come già detto exploit del Comandante Vincenzo Arcobelli, primo degli eletti e a seguire Silvana Mangione rappresentante del Pd e consigliere uscente. In Canada conferma per Rocco Di Trolio di Vancouver. In Olanda passa Andrea Mantione, presidente delle Acli in Olanda. In Spagna Giuseppe Stabile, vicepresidente del Comites Madrid mentre in Venezuela l’uscente Nello Collevecchio. Quote rosa in Brasile, con Rita Blasioli Costa, già presidente del Comites di San Paolo e Silvia Alciati presidente del Comites di Belo Horizonte, assieme a Cesare Villone Vice-Console di Fortaleza.
Volti tutti nuovi in Germania: Paolo Brullo (Wolfsburg), Simonetta Del Favero (Colonia), Pino Maggio (Francoforte), Vincenzo Mancuso (Francoforte), Tony Mazaro (Stoccarda), Isabella Parisi (Hannover), ed Edith Pichler (Berlino).

Quattro eletti in Francia: Carlo Erio riconfermato, Sebastiano Urgu, Maria Chiara Prodi ed Enrico Musella. Nel Regno Unito passano Luigi Billè e Manfredi Nulli alla prima esperienza. Molte rielezioni in Argentina come Mariano Gazzola, Marcelo Romanello e Gerardo Pinto. A cui si aggiungono Juan Carlos Paglialunga, Guillermo Rucci, Marcelo Carrara e Rodolfo Borghese. In Australia conferma per Francesco Papandrea. Non ce la fa Joe Cossari, volto del Ctim in Oceania. In Uruguay nuovamente consigliere è Renato Palermo. In Cile passa Aniello Gargiulo mentre in Sudafrica confermato Riccardo Pinna. Infine sei i consiglieri per la Svizzera: Michele Schiavone, Maria Bernasconi, Paolo Da Costa, Roger Nesti, Giuseppe Rauseo ed Antonio Putrino.

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COMITES E CGIE: COSA NON VA E COME CAMBIARE

cgiedi Valter Della Nebbia

Una vita non esaminata non è degna di essere vissuta. Questa (o qualcosa di simile) è una affermazione attribuita a Socrate. Non credo di tradire il pensiero del filosofo pensando che anche la vita politica di un uomo debba essere analizzata. Personalmente ho avuto l’onore e l’onere di servire “politicamente” gli Italiani all’estero nella doppia funzione di consigliere Comites e consigliere CGIE sin dal lontano 2004. Esaminando le due esperienze trovo da una parte la soddisfazione per il lavoro svolto e gli obiettivi raggiunti lavorando nel Comites di Houston sotto la direzione dell’abile Arcobelli. E dall’altra le frustrazioni, le delusioni e le amarezze scaturite dal mio impegno nel CGIE. Queste sensazioni, diametralmente opposte, a prima vista sembrano illogiche. Entrambi (Comites e CGIE) sono organi composti da volontari che si raccordano con il MAECI per rappresentare gli italiani residenti all’estero ed aiutare l’Italia ad utilizzare quell’enorme risorsa economica e di competenze quali sono gli emigrati. Ma allora perché alla fine di ogni riunione del CGIE esco incazzato nero e guardo al futuro con lo stesso atteggiamento con il quale si pensa alla prossima visita dal dentista, mentre invece alla fine degli incontri del Comites sono soddisfatto ed insieme agli altri consiglieri ci ritroviamo contenti ed in armonia al ristorante?

Forse uno dei motivi è che questo CGIE non ha fatto molto. Si, abbiamo organizzato la conferenza dei giovani. E poi, Che seguito abbiamo dato? Non abbiamo utilizzato neanche i giovani all’interno del CGIE. Si, abbiamo organizzato la conferenza Stato-Regione-CGIE. A che pro? Cosa abbiamo ottenuto? I risultati sono stati che: da un Ministro per gli italiani nel Mondo siamo passati ad un sotto Segretario; le elezioni Comites/CGIE, con naturale scadenza quinquennale, si tengono ora dopo 11 anni; da 9 membri del CGIE per il Nord America si è passati a 3; Consolati ed Ambasciate sono state chiuse; i fondi per la lingua e la cultura sono stati ridotti ai minimi termini per non parlare poi dei fondi necessari al funzionamento degli organi di rappresentanza; non siamo riusciti a riaprire i termini per il riacquisto della cittadinanza per chi l’ha persa o sanare l’ingiustizia verso i figli delle donne Italiane. In buona sostanza, invece di andare avanti si è tornati indietro: non si può essere soddisfatti o orgogliosi di ciò.

Ma perché il CGIE (complici anche i parlamentari eletti all’estero) è stato così inefficace? Non fannullone, perché le riunioni ci sono state. Si sono sprecati fiumi di parole e montagne di carta. Qualcuno insiste nel sostenere la legge che regola il CGIE non va e che deve essere aggiornata. Personalmente non sono d’accordo. Prendiamo l’esempio dei Comites. La stessa legge regola le attività di oltre 100 Comites nel mondo. Negli ultimi anni si sono visti Comites che hanno svolto attività impressionanti, altri molto meno. C’è chi ha fatto un ottimo lavoro, chi ha vivacchiato e chi ha creato screzi e problemi. La legge è la stessa ma i risultati sono diversi. Questo dovrebbe dimostrare che sono i consiglieri (ed il Console) che contano non la legge. Naturalmente nulla è perfetto e tutto può essere migliorato. Ma noi consiglieri dobbiamo assumerci le nostre responsabilità. Anche dando per buona la mia ipotesi che sono i consiglieri a fare il consiglio ciò non spiega perché molti Comites lavorano bene ed il CGIE no.

Come detto all’inizio anche il CGIE è composto da emigrati che fanno volontariato. Se si analizza la composizione della passata legislatura si realizzano un paio di notazioni. 1) una età media molto elevata (nella scorsa legislatura abbiamo pianto per la scomparsa di una decina di consiglieri e festeggiato solo un nuovo papà); 2) oltre alla componente governativa molti dei consiglieri sono “professionisti” dell’emigrazione (patronati, enti gestori, testate giornalistiche); 3) c’è un numero elevato di consiglieri, residenti all’estero, che ricoprono cariche “alte” nella struttura dei partiti Italiani. I romani nella loro millenaria saggezza dicevano : Senatores boni viri, Senatus mala bestia. Sicuramente tutti i miei ex colleghi sono persone serie, oneste e preparate ma, per un motivo o per un’altro non siamo mai riusciti a farci rispettare come organismo dal MAECI e a portare risultati a casa.

Per concludere, fino a quando nel CGIE saranno presenti i professionisti della politica, ossia coloro il cui “pane quotidiano” arriva dall’Italia e che dipendono dalle strutture politiche Italiane, gli Italiani all’estero in generale ed il CGIE in particolare saranno un oggetto politico (da usare ai fini della politica Italiana) e non un soggetto politico capace d’aiutare l’Italia a crescere. Ecco perché penso che serva un cambiamento radicale con nuovi personaggi preparati ed indipendenti, non le solite facce note che ormai hanno già dato il meglio di sé. Buona fortuna a tutti i candidati e speriamo per il bene comune che le cose cambino.

CELEBRAZIONI GEN. DELLA CHIESA, CARUSO: “SE NON CREDIAMO ALLO STATO NON CREDIAMO A NOI STESSI”

dalla chiesaGrande commozione lo scorso 3 settembre a Favara per le celebrazioni in ricordo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, in occasione del 33esimo anniversario del tragico attentato mafioso in cui persero la vita l’allora prefetto di Palermo, sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Rosso.
Erano presenti alla cerimonia l’onorevole Mario Caruso, dirigente del Ctim, il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, il presidente del Parlamento Internazionale della Legalità Nicola Mannino e il vice presidente Parlamento Internazionale della Legalità Salvatore Sardisco.

“Il messaggio che si vuole dare oggi è semplice – ha spiegato l’onorevole Caruso -: lo Stato c’è, così come è presente la democrazia, della quale il nostro ordinamento è la massima espressione. Non bisogna mai dimenticare la democrazia è fatta di persone e che sono proprio queste persone le destinatarie della nostra azione politica. Sono loro che devono essere messe al centro del contesto territoriale”.
“Dobbiamo ritrovare la nostra via per raggiungere la legalità e la sicurezza andando a dialogare con la gente comune – ha aggiunto l’onorevole Caruso – perché è la gente comune che elegge un governo e, di conseguenza, se non siamo in grado di parlare con loro, non saremo capaci di ottenere nulla”.

“È proprio questo il significato dell’incontro che si è svolto oggi in ricordo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – ha ribadito l’onorevole Caruso –. Vogliamo dire ad alta voce che lo Stato è vicino ai cittadini e, con esso, anche le tante persone che fanno parte del meccanismo parlamentare e legislativo. Siamo noi eletti che dobbiamo dare l’input alla gente comune, dicendo loro: “Ritornate a credere nella democrazia e nella politica”.
“La politica fa le leggi e non si può prescindere da essa. Al contrario, proprio partendo dalle giuste decisioni parlamentari possiamo fare in modo che gli elettori tornino ad avere fiducia in noi. Per questo dico ai colleghi: ‘Colleghiamoci, collaboriamo sui temi della legalità e della sicurezza’. E, soprattutto – ha concluso l’onorevole Caruso – crediamo nello Stato perché, se non crediamo allo Stato, non crediamo a noi stessi”.

Erano presenti alla celebrazione anche Carmela Termini, vice prefetto vicario Agrigento, Giuseppe Peritore, vice questore vicario Agrigento, Gabriele Treleani, capitano comandante tenenza Carabinieri Favara, Salvatore Lupo, presidente consiglio comunale Favara, Elisa Virone, vice sindaco di Agrigento, Emilio Messana, sindaco di Racalmuto, Calogero Cremona, sindaco di Naro, Diego Aquilina, vice sindaco di Grotte, Felice Raneri, sindaco di Comitini, e Gaetano Scorsone, responsabile area lavoro ‘Padre Pino Puglisi’ per il consiglio Pastorale Cittadino Favara.