IL CTIM A ROMA PER L’ULTIMO SALUTO A MATTEOLI. MENIA: “UOMO DI SOLUZIONE, PIU’ CHE DI CONTRAPPOSIZIONE”

menia-matteoli

Anche il Ctim con il Segretario Generale Roberto Menia ha preso parte a palazzo Madama alla camera ardente per l’ex ministro Altero Matteoli, scomparso due giorni fa in un incidente stradale e poi al rito funebre, che si è celebrato nella chiesa di Santa Maria sopra la Minerva.

Secondo Menia “la pacatezza diplomatica di Matteoli, accanto ad un temperamento indubbiamente forte, era un suo preciso tratto distintivo che lo poneva lontano anni luce dalla politica, sguaiata e sopra le righe, con cui conviviamo oggi”.

Matteoli Treaglia

La consapevolezza che “ricucire è un passaggio significativo nella vita come nella politica, ci porta a ricordare un uomo di destra che, schietto e diretto da buon toscano, non lesinava mai la strada della soluzione, più che quella della contrapposizione”.

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PRIMA DI TUTTO ITALIANI, SUL NUOVO NUMERO: E ORA FEDERIAMO L’UE

prima giu16Chiariamoci. Due schiaffoni servivano, di certo, anche per richiamare all’ordine chi sta affossando, politicamente, l’Ue. Ma solo chi è davvero europeista sa come criticare l’Ueper renderla più forte e non per darle il colpo di grazia.  FederazionEu è il titolo scelto per il nuovo numero di Prima di Tutto Italiani(scaricalo qui) dopo il referendum inglese sul Brexit.

Che a Bruxelles le istituzioni, le politiche e i politici non funzionino a dovere è un dato. Ma che qualcuno intenda cavalcare l’onda ammazza-Europa solo per un proprio tornaconto elettorale è folle per due motivi. Non sarà certo tornando agli stati nazionali, con mura di cinta e pedaggio doganale, che si saneranno le mille e più deficienze di un continente trainato dai desiderata di Berlino.

Anzi, a trarne vantaggio saranno tout court i colossi che faranno di noi un sol boccone. La chiusura, se di chiusura si vuol parlare, bisognerebbe riservarla a quelle pseudo riforme che arrecano danni al vecchio continente, come l’inserimento della Cina tra le economie di mercato, l’acquisto di olio tunisino senza dazi a scapito dell’extravergine italiano, o le mille scatole di parmigiano farlocco che gironzolano per i supermercati non italiani. Ma per realizzare davvero i cambiamenti che facciano del bene a tutti gli Stati membri non si può essere soddisfatti per la picconatura inglese di cui in molti si stanno già pentendo.

Giulio Andreotti dopo l’unificazione tedesca disse: “Amo talmente la Germania da preferirne due”. Oggi chi ama, anche da destra, l’Europa dovrebbe tifare per un patto tra i fondatori che sani le ferite con, ad esempio, fine del fiscal compact, più trasparenza nelle banche centrali, elezione diretta del numero uno della commissione, (veri)poteri ad hoc ai commissari, dimezzamento degli eurodeputati. Tanto per cominciare.

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Da segnalare sul nuovo numero il rapporto tra la destra e l’Europa raccontato da Matteo Zanellato, il ricordo di Enzo Terzi dedicato a Giorgio Albertazzi, la battaglia di Claudio Antonelli a difesa della lingua italiana e l’intervista alla scrittrice Ilaria Guidantoni autrice di una lettera al mar Mediterraneo.

COSA RESTERA’DELL’ITALIA QUANDO SARA’PASSATA L’ONDA GRILLINA?

menia2Fonte: da Il Secolo d’Italia del 24/06/16

di Roberto Menia

Ha ragione (da vendere) Beppe Grillo ad invocare le urne e le elezioni politiche, perché il trend post amministrative lo supporta: è ormai ben definito e poco opinabile. Il pd renziano non piace più. Da buon apprendista stregone, lo spregiudicato Matteo ha innescato un meccanismo rottamatorio che rischia di travolgere lui stesso, i voti della sinistra (come della destra) vanno sempre più spesso ai pentastellati, anche se inesperti (Raggi) o espressione di altri mondi non proprio antisistema (Appendino, figlia e moglie di un imprenditore); l’inseguimento lepenista della Lega non sfonda, anzi, retrocede come dimostra la debacle di Varese e Roma e l’assenza pressoché totale nel meridione. E’ la ragione per cui, ancora di più, servirebbe, sin da ora, arare il terreno del centrodestra e piantarci semi che ne garantiscano un nuovo germogliare di volti, uomini, esempi, intelligenze.

Quando avverrà? Possibilmente presto, prima che il terreno si inardisca, e comunque quando l’onda grillina inevitabilmente rientrerà. Beata speranza? Forse, ma la logica delle cose potrebbe venirci in soccorso. Numerosi sono stati gli esempi di candidati grillini spalleggiati dall’elettorato di centrodestra, sia per dare una spallata al segretario del Pd, sia per far sentire e pesare il proprio voto nel generale panorama di insoddisfazione. Il nodo di fondo è che fin quando non salterà il tappo berlusconiano, che continua (al netto delle gravi disavventure di salute) a frenare una qualsivoglia forma di successione, non ci potrà essere spazio per ragionamenti e programmazione.

Il tabù riguardante il futuro del centrodestra italiano  non è stato sino ad oggi superato, e proseguire incessantemente con questa deriva ritarderà un’eventuale creazione di un soggetto nuovo e innovatore, che sia alternativa credibile al Pd, e non proponendo solo un vaffa day. Sino ad oggi volti nuovi non se ne sono visti perché non è stato fatto neanche scouting. Solo nel nostro Paese c’è una reticenza a parlare di successione nel campo repubblicano, conservatore e liberale. Altrove i contenitore sopravvivono a leader e ideologi.

Lo stesso Matteo Renzi ha dapprima lavorato per scalare il Pd, per cambiarlo dal di dentro e solo dopo piazzare il colpo che lo ha portato a Palazzo Chigi, scalzando Enrico Letta.

Cosa resterà dunque dell’Italia quando sarà passata l’onda grillina? Stando così oggi le cose, solo i pochi partiti strutturati che non sono stati chiusi. Tra di loro non c’è n’è uno che incarni una destra moderna e non populista. Perché? Più facile e conveniente, non fosse altro perché non servono più di due neuroni, urlare contro tutto e tutti, insultare avversari e matrigne vere o presunte, dall’Ue alla moneta unica, promettere un’aliquota unica al 15%, illudere su fantomatici nuovi posti di lavoro, o annunciare di sigillare con filo spinato tutto il Mediterraneo meridionale.

Più complesso, perché serve studiare e farlo bene, inventarsi nuovi business per le nostre imprese, lavorare per fare davvero rete e non cerchi magici, proporre modifiche utili all’Unione Europea (che è giusto criticare ma senza perderne senso e appartenenza) per non languire nel rigorismo che stritola e deprime, ma per cercare piuttosto di avanzare come soggetto in Medio Oriente e nel nord Africa…  senza quella spocchia tarata tipica di chi twitta e non approfondisce.

Che si tratti di un’impresa titanica è un’ovvietà di semplice lettura. Ma il futuro centrodestra italiano ha un’altra alternativa se non vuol morire populista o annacquato tra i cinque stelle?

twitter@robertomenia