IL CTIM A BARI PER I 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA

anci pugliaAnche il Ctim, su invito di Giuseppe Abbati, Segretario Generale dell’Aiccre (Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa – Federazione della Puglia) ha preso parte presso la sede dell’Anci Puglia ad un seminario sui 60 anni dei Trattati di Roma, promosso d’intesa con la Presidenza del Consiglio Regionale pugliese e con le Associazioni Anci, Cime e Mfe.

Interessanti ed articolate le relazioni del prof. Giuseppe Valerio (Presidente Aiccre Puglia) e del prof. Ennio Triggiani (Presidente Mfe Puglia) e preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari che hanno toccato i punti salienti dei Trattati: dalla stagione di pace “battezzata” nel vecchio continente all’occasione per migliaia di studenti dei paesi membri costruita in virtù del progetto Erasmus, dalla necessità di elaborare davvero una difesa comune in Ue, alla straordinaria opportunità rappresentata da una doppia e decisiva riforma: un ministro dell’economia europeo che sia unico interlocutore e l’elezione diretta del Presidente della Commissione.

“Se oggi penso ad occhi chiusi all’Europa, mi viene in mente la figura di mio padre, uno dei primi cittadini italiani trapiantati di cuore in Francia nel 1989, anche grazie al vettore, sociosaniatrio, rappresentato dall’Unione Europea – ha detto nel suo intervento Francesco De Palo, direttore del magazine Prima di Tutto Italiani  – Certo oggi le criticità non mancano e sarebbe fuorviante sottacerle. Ma questa, la Puglia, è la terra che ha dato i natali a grandi personaggi della politica italiana: Di Vittorio, Di Crollalanza, Moro, Tatarella e Alfredo Reichlin, scomparso pochi giorni fa: è alla loro statura che i vertici dei 28 dovrebbero guardare per ricostruire ciò che sta per crollare, nella consapevolezza che ad esempio più libertà federali all’interno dell’Ue potrebbero rappresentare una chiave di svolta”.

(In foto da sinistra: Giuseppe Abbati, Giuseppe Valerio, Ennio Triggiani, Francesco De Palo e Nicola Giordano).   

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PROFUGHI DELLA II GUERRA MONDIALE: MENIA A BARI

Menia Bari199jpgLo scorso 19 marzo presso il Villaggio Trieste di Bari, è stata scoperta una lapide commemorativa in occasione del 60° anniversario della consegna delle case ai profughi della II guerra mondiale provenienti dall’Istria, da Fiume, dalla Dalmazia, dai Balcani, dalla Romania, dalla Grecia, dalle Isole dell’Egeo, dall’Africa e dagli Abruzzi.

La manifestazione, promossa dall’avv. Paolo Scagliarini, è stata preceduta da una Santa Messa officiata dall’Arcivescovo della Diocesi di Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci e ha visto la partecipazione del Segretario Generale del Ctim, on. Roberto Menia, “padre” della legge sul 10 febbraio.

 

 

60 ANNI FA LA CONSEGNA DELLE CASE AI PROFUGHI DELLA II GUERRA MONDIALE: MENIA A BARI PER LA LAPIDE COMMEMORATIVA

Villaggio TsDomenica 19 marzo alle ore 12,00, presso il Villaggio Trieste di Bari, sarà scoperta una lapide commemorativa in occasione del 60° anniversario della consegna delle case ai profughi della II guerra mondiale provenienti dall’Istria, da Fiume, dalla Dalmazia, dai Balcani, dalla Romania, dalla Grecia, dalle Isole dell’Egeo, dall’Africa e dagli Abruzzi. La manifestazione, promossa dall’avv. Paolo Scagliarini, sarà preceduta da una Santa Messa officiata dall’Arcivescovo della Diocesi Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci e vedrà la partecipazione del Segretario Generale del Ctim, on. Roberto Menia, “padre” della legge sul 10 febbraio.

“Sono onorato di portare nel capoluogo pugliese la mia testimonianza – osserva Menia – perché consapevole che lo status di profugo è stato come una cicatrice che fiumani, istriani e dalmati hanno per anni portato impressa sul proprio corpo. Ma se da un lato c’è stata e c’è ancora oggi sofferenza per peripezie e vicissitudini dolorose del passato, dall’altro c’è stato orgoglio profondo per l’appartenenza ad una terra che non potrà mai cambiare nome o titolo. Quelle ferite dettate da curvoni della storia e decisioni spesso incomprensibili non hanno impedito la formazione di comunità che, come nel caso di Villaggio Trieste a Bari, hanno avuto una esistenza dignitosa e alta. E che oggi – conclude Menia – devono rappresentare un vessillo per chi è chiamato a non far spegnere quel prezioso ricordo”.

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