Comitato per le questioni degli italiani all’estero

dibiagiodi Aldo Di Biagio

Voglio ringraziare il Presidente Micheloni per aver consentito questo momento di confronto su un tema complesso che merita adeguato approfondimento in questa che è la sede istituzionale più adeguata. Come è stato già evidenziato, venerdì scorso nella riunione del Direzione Generale per le Risorse e l’Innovazione del Mae con le parti sociali è stato evidenziato il piano di riorganizzazione della rete diplomatico-consolare della Farnesina con il conseguente elenco di sedi oggetto di chiusura. Queste chiusure sono state annunciate come attuative della cosiddetta spending review, ma in realtà sappiamo bene che questa è una semplice sintesi del problema.
Pur volendo comprendere le esigenze di riorganizzazione della rete estera del Mae, soprattutto alla luce di una ridistribuzione degli interessi e delle esigenze del sistema Paese in una nuova geografia diplomatica, è opportuno ribadire che esistono modi e tempi adeguati per ogni cosa.

La tempistica adottata per le soppressioni , che è stata articolata in 3 fasi, sembra non rispondere alle esigenze di confronto istituzionale.  Che avrebbero perlomeno consentito di ragionare su alcune ipotesi di intervento al fine di garantire esclusivamente l’interesse dei nostri connazionali. E pur vero che il piano di chiusura risale alla fine del 2011, ma questo rapido passo in avanti si fa fatica a comprendere. Considerando che la commissione presso il Mae nel 2012, avrebbe dovuto definire un piano di Spending Review, che prevedeva criteri oggettivi per poter individuare le sedi da ricomprendere in un piano di razionalizzazione. Ma questo piano non è stato adottato. Quindi è come se si fosse andati direttamente all’obiettivo senza passare per la pianificazione.

Merita particolare attenzione quanto evidenziato dal Mae in merito ai mantenimento dei posti di lavoro, in particolare per le categorie delicate come quella degli impiegati a contratto. In occasione della riunione di venerdì il Ministro Belloni ha evidenziato che “cercherà di riallocare” tutto il personale a contratto, per cui appare verosimile che a seguito di chiusura di una delle tredici sedi, qualche impiegato potrebbe essere messo alla porta. Sarà mia cura depositare un atto di sindacato ispettivo che centri proprio questi aspetti, al fine di richiamare in maniera fattiva l’attenzione del Governo. Sono certo che il comitato – che con virtuoso tempismo ha inteso occuparsi di questa materia – intenda affrontare la questione con risolutezza al fine di rinnovare il confronto con il Mae su una questione strategica e rilevante per il futuro e le potenzialità del Paese.

Intervento recitato in Senato il 30/7/13

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One Response to Comitato per le questioni degli italiani all’estero

  1. libera bisceglia says:

    i sacrifici non li dobbiamo sostenere solo noi italiani che viviamo in italia e paghiamo le tasse in italia bensi’ anche gli italiani che vivono all’estero e chiaramente pagano le tasse nei paesi che li ospitano ma beneficiano del welfare italiano ,quando finirà questa ingiustizia ? che vengano fatti tutti i tagli necessari

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