Ecco come riparte il CTIM: intervista a Giacomo Canepa

Canepa[1]

 

Gli obiettivi del CTIM, le nuove sfide per garantire i diritti agli Italiani all’estero,         le contingenze della spending review che costringono alla chiusura alcuni nostri consolati all’estero analizzate dal Presidente Giacomo Canepa.

 

 

 

Il CTIM riparte da un nuovo portale e nuovi obiettivi: come stimolare una politica che curi gli interessi degli Italiani nel mondo?

Il nuovo portale è il primo passo verso un nuovo CTIM, che, orfano del suo Fondatore, ha saputo rialzarsi e riprendere il cammino che ci ha indicato Mirko Tremaglia. Ricordiamo che prima di ottenere il diritto di voto gli Italiani all’estero non contavano nulla. E’ grazie all’interessamento forte del CTIM che  il 28 ottobre 1988 fu approvata la Legge n. 470 “Anagrafe e Censimento degli Italiani all’estero” e dodici anni dopo, il 21 dicembre 2001, la Legge n. 459 denominata “Legge Tremaglia”, che finalmente  riconosceva agli Italiani residenti fuori dall’Italia il diritto di voto e la costituzione della Circoscrizione Estero: in tal modo gli Italiani all’estero riacquistavano la loro identità.

Oggi, per proseguire l’opera iniziata da Tremaglia, il CTIM deve continuare a lottare  per far sentire il peso e la forza del contributo che ogni cittadino residente all’estero può portare alla vita pubblica nazionale. Questo è e deve essere l’impegno principale del CTIM.

Nella nostra azione politica dovremo anche impegnarci per modificare le modalità del voto all’estero, per migliorarne l’esercizio e renderlo più accessibile a tutti gli aventi diritto, difendendo l’esistenza stessa della Circoscrizione Estero da chi ne vorrebbe l’abolizione.

Le paventate chiusure di alcune sedi consolari nel mondo rappresentano un rischio per il nostro Paese e per i cittadini residenti all’estero?

Più che per noi Italiani all’Estero, che da tempo siamo abituati ad essere dimenticati e possiamo continuare a sopravvivere con la forza dell’unione associativa che ci ha mantenuti insieme per molti decenni, la chiusura di Consolati sarebbe una operazione gravemente lesiva dei nostri interessi nazionali perché l’assenza di una efficiente e capillare rete diplomatica italiana avrebbe conseguenze soprattutto da un punto di vista di immagine all’interno della comunità mondiale,  non solo Europea, in quanto ci renderebbe più deboli nei confronti dell’attenzione internazionale.

Non dimentichiamo infatti che la nuova realtà, sorta con il cambio della Costituzione e la possibilità di votare, ci pone nella necessità di avere una maggiore rappresentanza consolare, anche per le nuove e più importanti possibilità economiche che possono essere affrontate solo con un indirizzo consolare di maggiore efficienza e prestigio: non certo il contrario.

Ritengo pertanto doveroso che il CTIM debba fare una opposizione molto decisa, come fu fatto dal Ministro Mirko Tremaglia durante il suo Ministero per gli Italiani nel Mondo, affinché non si giunga alla chiusura delle nostre rappresentanze, che sono sempre più necessarie, anzi, indispensabili, per affrontare gli importanti traguardi che si pongono i nostri operatori economici in tante parti del mondo.

Come ovviare ad una strategia sulla spending review che pare il Governo voglia attuare?

Pur comprendendo le necessità che ispirano la ricerca di risparmi nella spesa pubblica, è doveroso insistere nel far notare al Governo che la mera considerazione economica del “costo” per gli Italiani all’Estero non tiene conto del contributo positivo derivante dallo scambio commerciale prodotto dal “Made in Italy” anche da parte dei tanti italiani all’estero che hanno saputo fare impresa, dando lustro all’Italia e contribuendo così in forma importante all’economia della Patria. A questo proposito, bisogna rammentare sempre che l’emigrazione italiana ha contribuito più volte al risanamento ed al rilancio dell’economia nazionale, ma il ripetersi di questa azione ora dipende dalla capacità e lungimiranza del Governo nel comprendere che la nostra emigrazione è, nei fatti, una immensa opportunità. Infatti, oltre al Made in Italy, alla cultura, alla creatività, ai modelli di vita e alle tradizioni gastronomiche, vi è un altro strumento potente per sostenere l’Italia: gli italiani all’estero, come parte decisiva nel valorizzare ancor di più l’aggettivo “ITALIANITÀ”.

Non sono gli Italiani all’estero che hanno bisogno dell’Italia: basti solo pensare al grande contributo economico che essi hanno dato, con le loro rimesse, nella fase post- bellica e fino agli anni 80. Oggi più di ieri è l’Italia ad aver bisogno degli Italiani che vivono nel mondo, come leva importante per la ricostruzione di quell’ Italia nuova che auspichiamo.

Dove va il CTIM dopo la dipartita del fondatore Mirko Tremaglia?

Il CTIM, seguendo la linea lasciata da Tremaglia, deve ringiovanire per affrontare con l’energia propria dei giovani gli impegni presi dalla nostra Associazione:  deve essere attento, politicamente, ad ogni tentativo del Governo di limitare o addirittura eliminare i nostri diritti già acquisiti, e deve segnalare alle Istituzioni e alle nostre strutture diplomatiche all’estero anche quelle piccole ma importanti disattenzioni verso di noi Italiani all’Estero. Per parafrasare un vecchio detto: CHI TACE ACCONSENTE.

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