Caso Marò: ma la Patria non è il Governo

La.Patria.000La figlia del fuciliere Massimiliano Latorre, detenuto in India, ha pubblicato in Rete: “L’Italia, paese di merda. Pensate solo agli immigrati…” Una premessa: che c’entrano gli “immigrati”? Questa gratuita contrapposizione “fucilieri-immigrati” rivela – secondo me – una mentalità da ultrà di campo di calcio assai diffusa nella Penisola, dove la contrapposizione “guelfi-ghibellini”, e quindi “Lazio-Roma”, “Inter-Juventus”… è incisa nel DNA nazionale. Io suggerisco che chiunque intenda denunciare il penoso incredibile caos e abusivismo immigratorio, in atto da tempo in Italia, aggiunga doverosamente a “immigrati”, ogni volta, il qualificativo “illegali”. Questo perché gli immigrati in regola e che provano un sentimento di riconoscenza e di lealtà per l’Italia meritano il rispetto di tutti.

Le parole di Giulia hanno provocato una marea di commenti approvatori. Un esempio tra i tanti, Gian Marco Chiocci del Tempo: “Giulia ha definito l’Italia com’è: un paese di merda.”
Occorre rassegnarsi: è proprio l’accoppiata “merda-Italia”, che troviamo in questo sfogo online della figlia di Massimiliano Latorre, a spiegare l’applauso dell’abitante medio della Penisola, il quale – occorre precisare – quando parla di “Italia” o di “italiani” si riferisce agli altri e mai a se stesso.

Ed esattamente come la figlia di Latorre, tantissimi italiani si rivelano incapaci di provare un sentimento normale di dignità collettiva e di rispetto quando si servono del termine “Italia”. Giulia evidentemente confonde il governo, i governanti, i politici, i politicanti con il Paese ossia con la Patria. Ma cosa volete, questi italiani non fanno distinzione tra la nazione intesa come struttura, burocrazia, governo statale, dalla nazione sentita come cultura, lingua, storia, sensibilità, bandiera, passato… Io dico che se è possibile sentirsi in antitesi allo Stato, al governo, al partito al potere, i quali possono benissimo essere di “m…a”, è impossibile dissociarsi totalmente dall’identità culturale nazionale e soprattutto dal senso del destino collettivo che dovrebbe accomunare tutti entro i confini della Nazione.
I francesi, i tedeschi, gli altri popoli mai offenderanno in termini così schifosamente volgari il proprio Paese, perché essi hanno un normale sentimento di appartenenza nazionale. E sanno che del loro Paese fanno parte gli antenati, e faranno parte i propri discendenti… E per dirla proprio tutta: noi, profughi giuliani, mai riusciremo ad accettare l’idea che i nostri padri lottarono e si sacrificarono per un paese che era, dopo tutto, di “m…a”.

Se gli Italiani mostrano di considerare l’Italia come un’entità che vive al di fuori della propria sfera intima e dei propri sentimenti profondi, ciò avviene proprio perché, per questi italiani, entro i confini nazionali non esiste una “Patria” unitaria, bensì vi sono “Stato”, “Governo”, “Vaticano”, “Burocrazia”, “Partiti”, “Antifascismo”, “Berlusconi”…
Nella penisola è ormai invalso un linguaggio da bettola, carico di male parole e bestemmie. Il turpiloquio, insomma, è re. Grillo, i leghisti e tantissimi altri eccellono in un linguaggio concitato da avvinazzati che fa uso anche di minacce di violenza. Capita persino di ascoltare canzonette italiane, in genere di stile “Rap”, le quali non sono altro che rabbiosi comizi. E che dire dei talk show in TV?
Un’ultima considerazione egoistica, da “italiano all’estero“, quale io sono: coloro che come italiani considerano sul serio di appartenere a un paese di “m…a”, non dovrebbero poi protestare se nel mitico Estero, che fa sbavare di godurie esterofile gli abitanti della Penisola, decidessero veramente di trattarci da uomini di “m…a”. In particolare qui in Québec…

Claudio Antonelli (Montréal)

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