PRIMA DI TUTTO ITALIANI, FINALMENTE L’INNO DI MAMELI E’NAZIONALE

Prima nov 17Non è soltanto perché la forma precede la sostanza. Ma perché esiste ancora il giusto e il dovuto.

Apre così il numero di novembre del mensile Prima di Tutto Italiani (CLICCARE QUI PER SCARICARLO) dedicato all’Inno di Mameli finalmente inno Nazionale.

Qualcuno dirà certamente che c’erano e ci sono altre priorità, ma non fa nulla – si legge nel fondino di apertura – . C’è stato il via libera della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama perché quello di Mameli sia ufficialmente l’inno nazionale, buono non solo da intonare prima di una gara della Nazionale di Calcio. Ma da far decantare nei cuori di tutti, piccoli e grandi.

Da far ricordare a quanti stanno depredando un Paese e il suo futuro, a quanti svendono l’interesse nazionale dietro accordi sotto banco e ipocrite promesse, a quanti non hanno compreso come lo spirito nazionale è unitario perché tutela l’interesse nazionale, quindi il benessere comune. “Fratelli d’Italia” venne scelto nel 1946 come inno nazionale provvisorio. Ci sono voluti 71 anni per dare a Mameli ciò che era di Mameli e che lui ha dato a tutti noi. Senza retorica.

Da segnalare sul nuovo numero il fondo di Roberto Menia sull’ipocrisia di chi oggi vorrebbe impiccare la Legge Tremaglia; il ricordo di Edmondo De Amicis, giornalista, inviato e patriota vergato da Enzo Terzi; il libro sulle persecuzioni dei titini ai preti triestini di Claudio Antonelli; l’intervista di Enrico Filotico a Luigi Molieri, direttore di MERCURION SA., dopo il primo Forum Ricchezza promosso a Milano.

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QUELLA LAMPADA DI MARCINELLE

lampada3Di Roberto Menia

Sopra il caminetto, a casa mia, tengo da una ventina d’anni una vecchia lampada. Non è una lampada qualsiasi, è una di quelle che usavano i minatori di Marcinelle. Me ne fecero dono proprio loro, una delle volte che ci andai, tanto tempo fa, assieme a Mirko Tremaglia.

Eravamo soli allora, non li ricordava nessuno, salvo i parenti, i sindaci dei comuni da cui provenivano le vittime, e pochi altri di buona volontà. Mirko Tremaglia, da Ministro, istituì la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” l’8 agosto, proprio “quel giorno” in cui nel 1956, morirono bruciati e soffocati nelle gallerie del Bois du Cazier, 136 minatori italiani.

Quest’anno la strage dimenticata di Marcinelle è diventata all’improvviso argomento di stomachevole propaganda da parte di alcuni che mai avevamo visto né sentito. La presidente della Camera, Laura Boldrini, sempre in servizio permanente effettivo per l’arruolamento di “risorse” dall’Africa, ha inopportunamente paragonato i minatori di Marcinelle ai migranti che sbarcano a migliaia sulle nostre coste, magari con l’aiuto delle ONG…

Ci ha spiegato che “’in Italia non si affitta a stranieri in barba alla nostra storia e decidiamo di ignorare che gli immigrati che arrivano a Lampedusa hanno gli stessi occhi dei nostri padri che arrivarono a Marcinelle”.

No, signora Boldrini, i nostri non erano clandestini o migranti illegali, ma lavoratori che il governo italiano stesso reclutava in forza di un accordo col Belgio che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone.

I nostri connazionali lavoravano un kilometro sottoterra in condizioni disumane, tornavano a casa con la faccia nera, e si procuravano il pane. Resistevano e onoravano il loro paese e le loro famiglie.

Non erano come quei “migranti” che stanno a bighellonare nelle strade alla ricerca di un wifi libero per il cellulare di cui son tutti in possesso, non stavano a sbafo negli alberghi, non mangiavano e bevevano gratis magari protestando per la qualità del cibo…

Per favore, signora Boldrini, lasci perdere…Pane al pane e vino al vino. E soprattutto verità e rispetto.

Fonte: Prima di Tutto Italiani Agosto 2017

PRIMA DI TUTTO ITALIANI, SUL NUOVO NUMERO: GIU’LE MANI DALLA STORIA

Prima ago 17 jGiù le mani dalla storia: è il titolo scelto per il numero di agosto di Prima di Tutto Italiani(Cliccare qui per scaricarlo) dedicato all’inqualificabile azione destruens contro il Balbo’smonument e il Columbus Day.

Anziché accanirsi sui simboli del passato, – si legge nel fondino di apertura – la politica pensi a costruire il futuro, se ne è capace. La querelle relativa ai simboli di Italo Balbo e Cristoforo Colombo, oggetto negli Stati Uniti di una vera e propria campagna ad personam, è frutto della becera ideologia revisionista che non rispetta storie e dinamiche. Siamo in presenza di una strategia figlia di una esasperata ideologia che, oltre che assolutamente anacronistica e pericolosamente puerile, si arroga il potere di decidere su simboli e riconoscimenti che appartengono alla storia italiana e non alla partitocrazia.

Le conquiste aeronautiche di Italo Balbo legate alla trasvolata oceanica, al pari del significato più intrinseco del Columbus Day, non rientrano nell’alveo di competenza di gruppi sparuti e iper fanatizzati, ma sono la testimonianza viva e vegeta di una storia passata e di un comune sentire presente. La comunità italiana, piaccia o meno a certa sinistra dedita più alla esterofilia migratoria che agli interessi nazionali, è stata (ed è) un pezzo significativo degli Usa, da mille punti di vista: sociale, economico-finanziario, storico, politico e culturale.

Cassare quei simboli dimostra una gretta ignoranza che offende tutti i 60 milioni di italiani e gli altrettanti che, per una serie di ragioni, hanno scelto la via dell’emigrazione nel secolo scorso. Il rispetto per tradizioni, storie e vite del passato è ciò che manca alla politica scialba e destruens, quella stessa che oggi si accanisce su simboli e statue anziché dedicare anima e corpo a costruire il futuro.

Particolarmente ricco il nuovo numero, con il fondo di Roberto Menia sulla lampada di Marcinelle; una lunga intervista all’ambasciatrice Armena in Italia, Victoria Bagdassarian sui nuovi rapporti tra u due paesi; l’analisi di Enzo Terzi su come Australia e Usa hanno gestito il dossier immigrazione; l’appello di Vincenzo Arcobelli contro l’accordo euro-canadese Ceta; la riflessione di Claudio Antonelli sulle “sparate” italiane.

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