Menia a Gente d’Italia: Comites, come sono stati spesi quei 9 milioni?

Di Giovanna Chiarilli

Fonte: Gente d’Italia del 09/11/21

Arrivano i primi risultati sugli iscritti all’Albo degli elettori che potranno votare i prossimi Comites: inizialmente si è parlato addirittura di una percentuale pari a qualcosa in più dell’1% in alcune aree, ora i dati ufficiali parlano del 3,76% visto che gli elettori iscritti all’Aire sono 4.732.741, aumentati del 25% rispetto al 2015. Come ha già scritto “Carlo Cattaneo” su queste pagine, “i prossimi ‘Cari estinti’ saranno, i Comites“, questa volta nessuna Cassandra è stata smentita, anzi!

“Al di là che si tratti dell’1 o del 4%, il risultato è drammatico, soprattutto alla luce dell’aumento della base elettorale di un milione di iscritti”, è questo il primo commento di Oscar De Bona, appena nominato Presidente Unaie. “Finché non si capisce che se l’Italia spende un milione di euro per gli italiani all’estero significa che ne rientrano dieci volte di più, i risultati, in generale, che riguardano le nostre comunità, saranno sempre più preoccupanti. Fare il braccino corto non porta da nessuna parte, non si può continuare a pensare che non vale la pena spendere soldi per gli italiani all’estero e fare le elezioni con tutti i crismi. C’è una grande responsabilità a livello politico. La frase ‘gli italiani all’estero sono una risorsa’ – continua De Bona – sarà anche abusata, ma resta sempre valida, peccato non si riesca a capirla fino in fondo. L’Italia deve comprendere, prendere atto che gli italiani nel mondo non sono un peso ma, lo ripeto all’infinito, una risorsa, perché abbiamo tutti gli interessi a che l’Altra Italia resti legata, che comprino italiano, investino in case in Italia, continuino ad essere i nostri primi ambasciatori. Ma è il Governo, in primis, che deve crederci. Ecco anche il motivo per cui sono per il ripristino di un Ministero per gli Italiani nel Mondo”.

Anche la Senatrice Laura Garavini (Italia Viva), è pronta a commentare i risultati resi noti: “La bassa adesione è legata a quello che è il vero problema della partecipazione al voto, ossia l’inversione dell’opzione. Un meccanismo che ostacola la partecipazione, invece di favorirla. Per questo motivo, è necessario abolirla. Perché un voto poco partecipato rischia di non essere rappresentativo delle nostre comunità all’estero. I Comites, invece, sono il primo presidio istituzionale e democratico sul territorio. Ed è importante che ne rappresentino tutte le sensibilità”.

Parla di dati non incoraggianti il Senatore Francesco Giacobbe (PD), dati che “segnalano il fallimento del meccanismo dell’inversione dell’opzione del voto, un meccanismo al quale mi sono sempre opposto e che credo sia al limite della garanzia costituzionale. Non garantisce la partecipazione universale al voto democratico. Personalmente fino all’ultimo ho sperato in un breve slittamento del voto, anche a causa della crisi pandemica tuttora in corso in alcuni Paesi dove persistono delle restrizioni pesanti; un breve tempo di pausa per eliminare il meccanismo di inversione dell’opzione del voto e approvare una legge che modernizzasse la rappresentanza Comites. Ma purtroppo come sappiamo l’opposizione di alcuni gruppi parlamentari non ha permesso uno slittamento e siamo chiamati a votare con le regole dell’inversione dell’opzione. Oggi è quasi inutile cercare di individuare i responsabili, sarebbe uno scarica barile che non fa bene alla rappresentanza e alle nostre Comunità. Da questa esperienza impariamo che una seria riforma dei Comites non è più rinviabile”. 

Preoccupazioni, malesseri, dubbi che forse non entrano proprio nei luminosi saloni del MAECI dove pensavano che bastasse qualche ospitata televisiva per raggiungere gli elettori all’estero cui spiegare il funzionamento dell’opzione inversa. Oltretutto, hanno sostenuto di aver messo in piedi un’efficientissima campagna informativa già da maggio scorso ed anche quel circa milione in più di iscritti all’Aire sembrava lasciare sperare in chissà quale incremento della partecipazione.

Significativa la dichiarazione di Roberto Menia, Responsabile nazionale del Dipartimento per gli Italiani nel Mondo di Fratelli d’Italia: “Non posso che ribadire quanto già ebbi a dichiarare a Gente d’Italia qualche tempo fa. Il sistema dell’opzione preventiva è incomprensibile e sbagliato, oltre che antidemocratico: se davvero si credeva all’importanza del voto dei nostri connazionali, alla loro partecipazione alla vita delle comunità, allora si doveva favorire il loro accesso al voto, non allontanarli o respingerli, delegittimando di fatto la rappresentatività e la funzione dei Comites. La percentuale infima che parteciperà a queste votazioni era ampiamente prevedibile, sia essa l’uno o il tre per cento di cui si parla”. E Roberto Menia aggiunge, a commento di questi risultati, un messaggio – sarebbe più giusto definirlo “un amaro sfogo” – ricevuto dalla Germania subito dopo aver appreso i risultati degli iscritti.

“Si tratta delle parole di un dirigente del CTIM da sempre in prima fila nelle battaglie a favore degli italiani all’estero, lo faccio mio, ma interpretando il mio stesso pensiero, mio e quello di molti altri, con tutta la preoccupazione del caso: ‘Caro on. Menia, in tutta Europa su 2.590.000 aventi diritto al voto si sono iscritti 61.448 connazionali (2,37%)!!! Se questa non è una pietra tombale per i Comites, poco ci manca. E presumo che di questo passo si ricomincerà a discutere anche sul voto e la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero…’. Cos’altro aggiungere?”

Non hanno voluto ascoltare, in nessun modo, gli appelli al rinvio delegando alla “politica” la decisione di cancellare l’opzione inversa che già nel 2015 aveva ridotto drasticamente la percentuale dei votanti. 

Sottolinea il drastico calo di iscrizioni al voto per i Comites anche Rodolfo Ricci, impegnato nei lavori del CdP del CGIE di cui è Vice Segretario: “Abbiamo ricevuto da poco i dati relativi agli iscritti che parteciperanno alle consultazioni per il rinnovo dei Comites. Se nel 2015 sono stati circa 260mila, gli attuali 177.835 stanno a significare un calo del 31%!”. Quasi viene da pensare ad un errore, ma anche Ricci non può non far notare il famoso 1 milione e oltre di nuovi potenziali elettori che pesano, ulteriormente, sul risultato. “Non si può non parlare di un pessimo risultato, sia per quanto riguarda la partecipazione, sia per l’organizzazione della campagna informativa”. Il primo deterrente a questi numeri va ravvisato proprio nell’opzione inversa, motivata, senza ritegno, da un risparmio economico, “un risparmio – sottolinea Ricci – a spese, come si vede, della rappresentanza democratica dei 6,5 milioni di connazionali all’estero. Le responsabilità sono principalmente politiche, ma di certo il Ministero degli Esteri avrebbe dovuto assumere un ruolo diverso e cercare di far pesare sul mondo della politica le richieste, le osservazioni che da più di sei anni vanno ripetendo sia il mondo dell’associazionismo sia il CGIE. Come ho avuto già modo di affermare – continua il Segretario della FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione) – la vera questione è che manca una seria riflessione, sia da parte dei Partiti, sia in Parlamento, non si riesce a prendere consapevolezza che mentre in Italia la popolazione diminuisce, gli iscritti all’Aire vanno aumentando, eppure le attenzioni, l’interesse verso la nostra emigrazione non ha fatto altro che diminuire: i lavori delle ultime Conferenze nazionali, le ‘promesse’, gli impegni, sono stati totalmente dimenticati, nonostante la presenza di 18 parlamentari eletti all’estero”.

Alla luce di questi risultati, che ne sarà dei Comites, quale sarà il loro prossimo ‘volto’?

Secondo il Senatore Giacobbe, “i Comites anche se eletti da una bassa percentuale di aventi diritto al voto, possono e devono legittimamente svolgere le loro funzioni.

Dobbiamo respingere con forza qualsiasi tentativo di delegittimazione degli organismi di rappresentanza degli Italiani nel Mondo. Capiamo bene che non è possibile innescare un ragionamento del genere. Bisogna invece riflettere sul futuro affinché organismi legittimati dalla Costituzione e dalle leggi possano e debbano coinvolgere sempre di più le nostre Comunità ed essere punto di riferimento territoriale”.

Per concludere, un’altra domanda è legittima: che fine hanno fatto, come sono stati impiegati i 9 milioni di euro destinati a queste elezioni volute a tutti i costi, contro (quasi) tutti e tutto? Quanto è costata e a chi sono stati indirizzati i fondi per la campagna informativa? 

Chissà cosa penserebbe la Procura di questo sperpero di denaro pubblico… quando impongono un criterio, in nome del risparmio, che non ha altri risultati se non minare il diritto di voto!

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