PRIMA DI TUTTO ITALIANI, FINALMENTE L’INNO DI MAMELI E’NAZIONALE

Prima nov 17Non è soltanto perché la forma precede la sostanza. Ma perché esiste ancora il giusto e il dovuto.

Apre così il numero di novembre del mensile Prima di Tutto Italiani (CLICCARE QUI PER SCARICARLO) dedicato all’Inno di Mameli finalmente inno Nazionale.

Qualcuno dirà certamente che c’erano e ci sono altre priorità, ma non fa nulla – si legge nel fondino di apertura – . C’è stato il via libera della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama perché quello di Mameli sia ufficialmente l’inno nazionale, buono non solo da intonare prima di una gara della Nazionale di Calcio. Ma da far decantare nei cuori di tutti, piccoli e grandi.

Da far ricordare a quanti stanno depredando un Paese e il suo futuro, a quanti svendono l’interesse nazionale dietro accordi sotto banco e ipocrite promesse, a quanti non hanno compreso come lo spirito nazionale è unitario perché tutela l’interesse nazionale, quindi il benessere comune. “Fratelli d’Italia” venne scelto nel 1946 come inno nazionale provvisorio. Ci sono voluti 71 anni per dare a Mameli ciò che era di Mameli e che lui ha dato a tutti noi. Senza retorica.

Da segnalare sul nuovo numero il fondo di Roberto Menia sull’ipocrisia di chi oggi vorrebbe impiccare la Legge Tremaglia; il ricordo di Edmondo De Amicis, giornalista, inviato e patriota vergato da Enzo Terzi; il libro sulle persecuzioni dei titini ai preti triestini di Claudio Antonelli; l’intervista di Enrico Filotico a Luigi Molieri, direttore di MERCURION SA., dopo il primo Forum Ricchezza promosso a Milano.

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SUL NUOVO NUMERO DI PRIMA DI TUTTO ITALIANI: L’UOMO VINCE SEMPRE

prima-lug17-bisPer la letteratura classica italiana (e mondiale), luglio è un mese importante. Nel 1304 nacque infatti Francesco Petrarca e morì sempre a luglio, ma del 1374. Non fu solo scrittore, poeta e filosofo ma padre spirituale di quell’umanesimo che, grazie al suo noto Canzoniere, fu pietra miliare per l’Italia.

L’uomo vince sempre” è il titolo scelto per il numero di luglio di Prima di Tutto Italiani: (CLICCARE QUI PER SCARICARLO)

Il suo antropocentrismo, quindi uomo al centro, gli valse la palma di accanito tifoso della filosofia antica e patristica attraverso l’imitazione dei classici. Si sforzò di dare di sé un’immagine di virtù e di lotta contro i vizi.
Non vuol essere retorica ricordare, oggi, la figura del Petrarca perché, al netto di personali simpatie e credi soggettivi, proprio quando la terra sta venendo meno sotto i piedi della moderna società, è dovere pedagogico ricordare chi ha messo l’accento su quei valori e quelle battaglie.

Perché, se davvero vogliamo ricominciare, è l’uomo, alla fine, che deve tornare al centro di tutto.

Da segnalare sul nuovo numero il fondo di Roberto Menia sul pasticcio all’italiana del caso Libia, l’intervista all’ematologo Nikos Sikloglou che punta ad un’accademia di filosofia da aprire in Grecia e in Italia, il ricordo di Enzo Terzi sui 60 anni della Fiat 500, l’intervento di Ignazio Vania sul buon sovranismo che servirebbe all’Italia e la riflessione di Claudio Antonelli sulla differenza tra immigrazione e abusivismo migratorio.

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IL PRIMO LUSTRO SENZA TREMAGLIA: COSA LASCIA IN EREDITA’?

Cinque anni fa mancava il ministro per gli Italiani all’estero Mirko Tremaglia, padre della legge sul voto per i nostri connazionali che lavorano e vivono lontano dall’Italia. Al di là della retorica del ricordo, crediamo sia utile oggi mettere l’accento su alcuni punti, significativi, riguardo l’eredità morale e comportamentale che ha lasciato.

Tremaglia è stato sempre molto amato e rispettato. Non solo dai colleghi di partito, ma anche dagli avversari. E poi dal popolo dei più giovani che vedeva in lui una guida. Era riconosciuto e legittimato in quanto dotato di carisma, un passaggio fondamentale per tracciare la geografia umana e politica del fondatore del Ctim.

Inoltre in occasione di una delle ultime interviste televisive che rilasciò, a proposito delle sue scelte passate, sottolineò che quando un uomo dispone di una certa morale, non può che scegliere la strada tracciata da quella morale. Senza passi indietro.

Parole che il padre nobile di quella comunità che dopo il ’48 prese, con tutto ciò che ne seguì, una data direzione politica, ha lasciate scolpite come un esempio. Accanto alla cifra politica, ecco la componente umana. Il ministro Tremaglia aveva un carattere deciso, a tratti burbero, ma dotato di due elementi molto rari: una straordinaria umanità e un grande cuore, qualità che ha riversato in massa in quella sconfinata passione che si chiamava Italia all’estero.

Non solo Marcinelle o le mille occasioni per commemorazioni e ricordi, ma anche semplici carteggi con i nostri connazionali, visite lampo, incontri conviviali per ascoltare con interesse vero e senza ipocrisie le mille problematiche che gli italiani all’estero avevano e hanno tutt’ora. Ecco, forse è proprio questa la grande eredità che il Leone Tremaglia ha voluto lasciare ai posteri.

Il rispetto per chi, con il tricolore nel cuore, ha scelto altri territori e altre terre. La dedizione ad una causa, al netto delle intemperie che quella scelta porta in grembo. E l’umanità che si fa tangibile, ciò che la politica tutta dovrebbe ritrovare. Non solo per il rispetto alla figura, integra e esemplare, di Tremaglia, ma anche per rispetto a milioni di cittadini e cittadine che, semplicemente, lo meritano.

Francesco De Palo

Fonte: Prima di Tutto Italiani del 30/12/16