SUL NUOVO NUMERO DI PRIMA DI TUTTO ITALIANI: LE DUE FACCE DELL’UE

Prima marzo17“Le due facce”: è il titolo scelto per il numero di marzo del mensile Prima di Tutto Italiani, tarato sulle celebrazioni dei 60 anni dei Trattati di Roma(Clicca qui per scaricarlo)

Madre o matrigna? L’Unione Europea vive mesi complicati, – si legge nel fondino di apertura – non solo dal punto di vista finanziario ma soprattutto da quello sociale e politico. Abbiamo scelto per questo la metafora del personaggio presente nella saga di Batman, Due facce, perché con un pizzico di ironia, può aiutarci a capire e riflettere, prima di formarsi un’opinione. Che a Bruxelles qualcosa non funzioni a dovere è cosa evidente.

Ma sarà il caso di specchiarsi completamente per avere un quadro unitario. Se Atene piange, Sparta non ride. Pensiamo ai mille conservatorismi italiani, che non sono stati affatto sanati. Ammesso che l’Ue cambiasse domani, quelle deficienze italiche resterebbero (purtroppo) ancora irrisolte. Parola di Due facce.

Da segnalare sul nuovo numero il fondo di Roberto Menia sulle celebrazioni romane dei Trattati, il polemicamente di Francesco De Palo sul futuro socio-politico di questa Ue, la riflessione di Matteo Zanellato sulle criticità del libro bianco di Juncker, il ricordo dell’economista Federico Caffè curato da Enzo Terzi e la prima parte della polemica tra Galli Della Loggia e Sgroi, a proposito della lingua italiana, vergata da Claudio Antonelli.

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IL CTIM A BARI PER I 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA

anci pugliaAnche il Ctim, su invito di Giuseppe Abbati, Segretario Generale dell’Aiccre (Associazione Italiana per il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa – Federazione della Puglia) ha preso parte presso la sede dell’Anci Puglia ad un seminario sui 60 anni dei Trattati di Roma, promosso d’intesa con la Presidenza del Consiglio Regionale pugliese e con le Associazioni Anci, Cime e Mfe.

Interessanti ed articolate le relazioni del prof. Giuseppe Valerio (Presidente Aiccre Puglia) e del prof. Ennio Triggiani (Presidente Mfe Puglia) e preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari che hanno toccato i punti salienti dei Trattati: dalla stagione di pace “battezzata” nel vecchio continente all’occasione per migliaia di studenti dei paesi membri costruita in virtù del progetto Erasmus, dalla necessità di elaborare davvero una difesa comune in Ue, alla straordinaria opportunità rappresentata da una doppia e decisiva riforma: un ministro dell’economia europeo che sia unico interlocutore e l’elezione diretta del Presidente della Commissione.

“Se oggi penso ad occhi chiusi all’Europa, mi viene in mente la figura di mio padre, uno dei primi cittadini italiani trapiantati di cuore in Francia nel 1989, anche grazie al vettore, sociosaniatrio, rappresentato dall’Unione Europea – ha detto nel suo intervento Francesco De Palo, direttore del magazine Prima di Tutto Italiani  – Certo oggi le criticità non mancano e sarebbe fuorviante sottacerle. Ma questa, la Puglia, è la terra che ha dato i natali a grandi personaggi della politica italiana: Di Vittorio, Di Crollalanza, Moro, Tatarella e Alfredo Reichlin, scomparso pochi giorni fa: è alla loro statura che i vertici dei 28 dovrebbero guardare per ricostruire ciò che sta per crollare, nella consapevolezza che ad esempio più libertà federali all’interno dell’Ue potrebbero rappresentare una chiave di svolta”.

(In foto da sinistra: Giuseppe Abbati, Giuseppe Valerio, Ennio Triggiani, Francesco De Palo e Nicola Giordano).   

L’EUROPA, CASA NOSTRA E DIJSSELBLOEM

esterodi Roberto Menia

Per chi cerca di essere eurocritico e non semplicemente uno sfasciacarrozze, è difficile trattenere un moto di rabbia di fronte alle parole di un olandese, presidente dell’Eurogruppo (cioè l’organo che riunisce i ministri delle Finanze dell’Ue)  secondo cui “il Sud Europa (cioè noi) spende tutti i soldi in alcool e donne e poi chiede aiuti”…

Non solo sarebbe fin troppo facile rispondere a costui che il suo Paese è quello delle donne a pagamento in vetrina e della droga libera: a proposito di alcool sarebbe utile ricordargli che stiamo ancora aspettando che paghi i danni dei suoi ultras ubriaconi che devastarono la Barcaccia del Bernini in piazza di Spagna. Ma l’arte è cosa del Sud e forse non lo capirebbe…

Risulta pure difficile sentire il tuo presidente della Repubblica affermare che “nessun ritorno alle sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei, pace, sicurezza, benessere e prosperità”. E questo non è solo un fatto “sentimentale” per cui da italiano avrei voluto piuttosto sentire una orgogliosa rivendicazione di identità oltre che di europeismo di maniera. Che la pace sia garantita da un patto europeo non c’è dubbio, ma sul resto è giusto rilevare come l’affermazione apodittica di Mattarella confligga con un altro passo del suo discorso laddove ricorda che “l’Ue e i suoi Stati membri nel 2000 hanno prodotto il 26,5 del Pil mondiale, percentuale scesa di ben 4 punti nel 2015”. La prosperità e i radiosi destini non stanno dunque più qui di casa…
Chiedere sovranità popolare e nazionale non è alzare genericamente il dito e puntarlo contro un luogo lontano e distante, ma significa recuperare l’identità dei cittadini depressi e avviluppati dalla crisi, caldeggiarne le istanze reali, non essere ciechi di fronte a ciò che sta accadendo a margine dei 28 Paesi membri.

La Commissione europea, oggi, è un architrave farraginoso e dal passo pachidermico che non è in grado di prendere una posizione sul caso siriano; che non riesce a contenere le mire espansionistiche di Erdogan; che non comprende come per aiutare un Paese in difficoltà come la Tunisia sia folle consentire l’acquisto di olio senza dazi, mortificando proprio chi, come noi, sull’olio potrebbe campare cent’anni; che non sa proteggere le imprese italiane desiderose di tornare a lavorare in Libia, mentre proprio dalle coste della Libia consentiamo che continuino a riversarsi verso l’Italia migliaia di africani (7.000 negli ultimi tre giorni) che stanno silenziosamente producendo una sostituzione di popolazione nell’Europa che invecchia e non fa figli…

E allora è giusto e doveroso chiedere un cambio di passo denunciando errori e orrori sulla base di dati e fatti che sono sotto gli occhi di tutti. Non è un capriccio ideologico dire stop alle deleghe in bianco. Se quest’Europa si vuol salvare deve ripensarsi davvero come Europa delle Patrie. Abbiamo il diritto di “riavere le chiavi di casa”, per scrivere e non farci scrivere il destino della nostra gente e della nostra Patria. Per questo saremo in tanti sabato prossimo a Roma: appuntamento alle 15 a piazza Santa Maria Maggiore. Con grinta. Con orgoglio.

Fonte: Il Giornale d’Italia del 23/03/17