Un’Italia ancora da creare. Ma con il tricolor!

tricdi Claudio Antonelli

Una canzone che molti di noi cantavamo da bambini, ma che in Italia – purtroppo – non si ode più: “È la bandiera dei tre colori è sempre stata la più bella: noi vogliamo sempre quella, 
noi vogliam la libertà. Tutti uniti in un sol patto, 
stretti intorno alla bandiera, griderem mattina e a sera viva, viva il tricolor. Il tricolor, il tricolor!”
La bandiera rappresenta l’identità, la continuità, la fedeltà di un popolo. Essa esprime fratellanza, solidarietà, passato, destino comune. E la nascita in una terra ci rende per sempre fedeli alla bandiera di quel suolo. “La terra ci possiede” è un detto degli aborigeni canadesi che racchiude una grande verità per alcuni, anzi per tanti di noi.

Per noi emigrati la bandiera italiana non fa parte della retorica. Noi all’estero sappiamo che quel passato che ci ha formati quali noi siamo non può essere fatto sparire solo perché adesso viviamo in una nuova patria. La nostra identità d’origine non può essere abolita, anche se lo volessimo. Per gli altri noi siamo e saremo sempre “les Italiens”, “The Italians”, con tutto il corredo, purtroppo, di luoghi comuni e di generalizzazioni del tipo pizza, spaghetti, mafia…. Una delle lezioni del vivere all’estero è appunto che il sentimento di patria non è un’invenzione di retori, di estremisti, di ipernazionalisti, bensì una necessità dello spirito.

Adesso, purtroppo, nella penisola numerosi sono gli oltraggi alla bandiera. Anche i nostalgici dei Borbone hanno riesumato gli antichi stendardi di prima del tricolore… L’Italia attuale è un fermento di antagonismi. L’unità europea, lungi dall’aver cementato l’unità d’Italia, sembra aver allentato i legami fra Italiani, con l’eterna opposizione: Nord e Sud. Diciamolo: il nostro è un paese mal riuscito sul piano unitario, proprio perché ad esso manca l’aggregante del culto dell’identità nazionale, ossia il rispetto profondo dei valori rappresentati dalla bandiera. Rispetto intimo, torno a ripetere, e non puramente esibito, ossia esterno, retorico, magniloquente. Questi valori sono l’appartenenza ad un destino comune, una cultura che accomuna, un passato che ci ha fatti quali noi siamo.

L’italiano della Penisola anche se spesso è insensibile alla grande bandiera italiana, onora quotidianamente le piccole bandiere del proprio campanile, di partito, di fazione, di squadra di calcio, di clan…
Il giornalista Marcello Veneziani ha scritto con acutezza: “Parto dall’unico dato positivo e confortante: sono convinto che esista un’identità italiana, solo che non è politicamente tangibile: è civile, gastronomica, culturale e geografica, ma non c’è un’identità civile politica.”

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