Gozi alla corte di Macron: quanti dubbi sull’interesse nazionale…

Di Roberto Menia

Spesso di fronte a fatti incredibili di usa dire “sembra un film di fantascienza”. Poi alla fantascienza si associa la fantapolitica e si tratteggiano scenari assurdi, inimmaginabili. Bene, quello di cui scriviamo non è fantascienza nè fantapolitica. È semplicemente incredibile realtà.

Dalla Francia giunge la notizia che l’ex sottosegretario con delega agli Affari Europei del governo Renzi ha ottenuto la stessa nomina, ma all’Eliseo. A volere il renziano Gozi, che all’ultimo congresso del Partito Democratico ha sostenuto la mozione di Roberto Giachetti, è stato il presidente Emmanuel Macron in persona.

Più di qualcuno ricorderà anche come alle recenti elezioni europee Renzi sostenne con vigore il partito voluto da Macron “per fronteggiare i populisti e i sovranisti europei” e Gozi finì per candidarsi nelle liste macroniane, peraltro senza essere eletto. Al merito della trombatura due mesi dopo Macron lo porta al governo della Francia.

Giustamente il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, denuncia i tratti paradossali della vicenda: “Gozi, già sottosegretario agli Affari europei con Renzi e Gentiloni, con la benedizione di Macron viene ora nominato, con lo stesso ruolo, nel governo francese. Immaginate di chi facesse gli interessi questo personaggio quando era nel governo italiano… “.

Fratelli d’Italia ha già presentato una interrogazione per sapere quali dossier Gozi aveva trattato quando era a palazzo Chigi e se fra questi ve ne erano anche alcuni che interessavano la Francia. “Voglio sapere le ragioni per le quali Macron e il governo francese ritengano di premiare così un signore che, fino a prova contraria, fino a qualche mese fa avrebbe dovuto fare gli interessi degli italiani”, ha sottolineato Giorgia Meloni.

Da parte nostra, parlando agli italiani all’estero, oltre a condividere totalmente le considerazioni di Salvini e Meloni, vorremmo sollevare una questione diversa ma connessa che conosciamo bene.

La legge Tremaglia fu modificata nella scorsa legislatura dal governo Renzi introducendo questa norma: “Gli elettori che ricoprono o che hanno ricoperto nei 5 anni precedenti la data delle elezioni cariche di governo e cariche politiche elettive a qualsiasi livello o incarichi nella magistratura o cariche nelle Forze armate in un paese della circoscrizione estero, non possono essere candidati per le elezioni alla Camera deputati o al Senato della Repubblica nella circoscrizione estero”.

Dicemmo all’epoca che se è condivisibile che chi è stato parlamentare, magistrato o un alto grado militare in un altro paese non possa diventare parlamentare italiano, dall’altro rilevammo come si rischiasse di escludere invece buoni italiani che sono stati ad esempio sindaci di piccole municipalità magari a forte presenza italiana e il cui apporto sarebbe stato solo un valore.

Ed ecco l’effetto: alle scorse elezioni politiche non potè candidarsi un nostro valido rappresentante del Ctim che in Australia è sindaco, ma in compenso nessuno ha pensato di vietare che un ex membro del governo italiano si candidi in Francia e ora divenga pure membro del governo d’oltralpe.

E se anche non vi fosse un divieto, moralmente e politicamente non è uno scandalo? Non è un fatto che va contro l’interesse nazionale? Doppiopesismo piddino, anzi pidiota.

Che vergogna! O tempora o mores direbbero gli antichi.

Fonte: PrimadiTuttoItaliani lug-ago 2019

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