NUOVO CGIE, ARCOBELLI: “PER UN CONSIGLIO SNELLO E FLESSIBILE”

arcobelliPubblichiamo l’intervista al comandante Vincenzo Arcobelli, Coordinatore Ctim Nord America, apparsa su ItaliachiamaItalia del 6/10/15

Vincenzo Arcobelli alle recenti elezioni CGIE è risultato il più votato negli Stati Uniti. Farà parte quindi del nuovo Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, una sfida tutta nuova che il coordinatore del CTIM in Nord America è pronto a raccogliere. Arcobelli, per anni presidente del Comites di Houston, non ha mai partecipato a una assemblea plenaria del Consiglio. Ma presto, probabilmente entro quest’anno, sarà a Roma per prendere parte alla prima Plenaria del nuovo CGIE.

Il CGIE secondo qualcuno sarebbe meglio eliminarlo, perché serve a poco o niente, soprattutto dopo l’arrivo in Parlamento degli eletti all’estero. Tu cosa pensi?

Sarebbe molto facile dire che il CGIE non serve a nulla. Penso che, come ogni cosa che si conquista nel tempo (Comites, CGIE, parlamentari eletti all’estero) non sia perfetta, ma sicuramente possa costituire una base per il bene collettivo. Sarebbe un peccato distruggere il lavoro fatto fino a questo momento, con la totale eliminazione del CGIE.

Detto questo, e nel totale rispetto e buone intenzioni di coloro che contribuirono originariamente alla nascita del CGIE, la seguente analisi si basa su testimonianze dirette di consiglieri uscenti del CGIE, e su una mia esperienza di corrispondenza in qualità di coordinatore dei presidenti Comites USA per un certo periodo. Ho riscontrato un malcontento generale da parte della rappresentanza di base e delle forti critiche da parte della pubblica opinione, di molti addetti ai lavori e di alcuni membri dei media. Per risolvere i problemi dobbiamo essere sinceri e ci dobbiamo confrontare con i fatti e con la realtà: il CGIE cosi come è non funziona!

La passata gestione è stata pessima, a dir poco, basta guardare indietro di qualche anno; non rinnego la dura presa di posizione dell’Intercomites USA di otto anni fa quando io ne ero coordinatore e si decise all’unanimità di non partecipare in segno di coerenza, dissenso e protesta, ad un invito per una riunione della commissione anglofona in Australia.

Il CGIE da Organo di consulenza del Governo e del Parlamento sui grandi temi di interesse per gli italiani all’estero, secondo le leggi n.368/1989 e n.198/1998 , purtroppo con gli anni è retrocesso politicamente. I segni di questo indietreggiamento e di una crisi sono innumerevoli: la cancellazione del Ministero per gli italiani nel mondo e l’assegnazione di un Sottosegretario di turno che generalmente capisce ben poco di politiche estere e di Italiani all’estero.

A questo si aggiunge la chiusura di consolati come Newark e l’ambasciata di Santo Domingo (per parlare di territori vicini e che ci riguardano), la continua minaccia di chiusura di altre importanti sedi diplomatiche e degli istituti di cultura, i tagli alle camere di commercio in tutto il mondo dopo la riapertura dell’ICE. Per non parlare poi dei forti tagli ai fondi da destinare alla promozione della lingua e cultura italiana, delle enormi imposte subite dai connazionali per il rinnovo dei passaporti, della non riapertura per i termini del riacquisto della cittadinanza, della forte discriminazione per il pagamento dell’IMU sulla prima casa per i cittadini di oltre confine. Adesso si minaccia di mettere mano anche alle pensioni degli italiani all’estero. Infine vorrei menzionare non solo il disastro delle elezioni per il rinnovo di Comites e CGIE che invece di essere indette dopo 5 anni (secondo la legge dello Stato) sono state indette dopo 11 anni, ma anche il taglio del numero dei consiglieri eletti che in Nord America che addirittura scendono da 9 a 3 (2 in USA e 1 in Canada) e che lasciano le aree del Messico, Centro America e Caraibi scoperte, premiando invece una stramaggioranza europea.

L’ingresso in Parlamento degli eletti all’estero, invece di avviare un processo di miglioramento e di risoluzione delle situazioni relative a tematiche di nostro interesse, non ha prodotto cambiamenti in positivo. In altre parole, invece di andare avanti si è tornati indietro.

Forse responsabile di questa impasse è stata l’incapacità dei singoli, o il non rispetto dei capi gruppo e di partito nei confronti dei deputati e dei senatori eletti all’estero, o forse la mancanza di sinergia ed unità di intenti tra le parti in causa dei tre organi di rappresentanza, oppure anche una mancanza di coordinamento. Comunque sia tutti questi fattori hanno prodotto uno stallo. Sostanzialmente ognuno ha girato e continua a girare a ruota libera, pur avendo istituito i comitati per le questioni degli italiani all’estero alla Camera e al Senato.

Come ultimi allarmanti prodotti della situazione attuale riscontriamo la bocciatura in commissione affari costituzionali di tutti gli emendamenti presentati da alcuni parlamentari eletti all’estero per la riapertura del riacquisto della cittadinanza italiana, così come la violazione da parte di alcuni rappresentanti istituzionali che hanno agito bypassando i pareri obbligatori del CGIE come previsto dalla Legge!

Nel CGIE precedente ci sono stati certamente consiglieri che si sono impegnati e hanno fatto il possibile. Conosco amici e conoscenti dell’area di centrodestra che si sono adoperati con grande energia, ma che essendo in forte minoranza sia in Assemblea plenaria che al Comitato di presidenza del CGIE non hanno potuto fare niente, non certamente per colpa loro. Anche i pochissimi consiglieri capaci e preparati appartenenti alla maggioranza che ha gestito il Consiglio alla fine si sono dovuti allineare con i loro compagni. Mi rendo conto anche della presenza di coloro che hanno usato la loro carica solo per visitare l’Italia, i parenti e gli amici o per interessi esclusivamente politici, di partito o addirittura personali.

Qualche consigliere uscente del CGIE potrebbe sventolare ai quattro venti l’iniziativa della conferenza dei giovani come risultato positivo negli undici anni di gestione. Sono d’accordo con la buona idea in generale, ma anche su questo risultato non sono troppo sicuro. Purtroppo, i costi effettivi non hanno giustificato il risultato a dir poco insoddisfacente, visto che non si è stati in grado di dare seguito all’iniziativa e rimane il fatto incontrovertibile di una percentuale bassissima di giovani (18-35 anni di età) in seno ai nuovi eletti dei Comites. Per verificare ciò basta anche andare a controllare la parte anagrafica dei membri Comites e credo che quella relativa ai giovani non superi il 10%.

Tuttavia, ed ecco il perchè di questo mio coinvolgimento nel futuro CGIE, dovremmo avere un po’ di speranza per un cambiamento in positivo ed un cammino comune per poter essere più vicini ai nostri connazionali e per cercare di risolvere alcune delle varie problematiche, discostandoci dai modi di gestione della vecchia rappresentanza legata ad una partitocrazia con maggioranza bulgara di sinistra che di fatto ha quasi distrutto quello che di buono si era fatto. E se anche in questo nuovo CGIE ci sono molti professionisti provenienti dai partiti (la maggioranza dal PD europeo per intenderci, ma non solo), dai patronati e dai sindacati, auspico che i neoletti possano avere un po’ di saggezza e senso logico nel cambiare assieme direzione e nel condurre i lavori per delle proposte in positivo e per il bene degli italiani, andando ove fosse necessario, in direzione diametricalmente opposta alla linea dal partito di appartenenza qualora esso dovesse andare contro le politiche dei connazionali sparsi nel mondo. Forse è utopia?

Credo che la speranza sia l’ultima a morire! Da parte mia ci sarà una fattiva collaborazione se si andrà nella direzione giusta, cioè quella a favore delle nostre collettività.

Su quali temi ti concentrerai, come consigliere?

Le tematiche particolari territoriali si decideranno assieme ai Comites ed alle associazioni in ordine di priorità ed interesse. Nel corso di tutti questi anni sono stati costruiti montagne di carte, verbali, mozioni, delibere, contributi a proposte di legge e quant’altro. Bisognerà riprendere cinque punti in ordine di priorità e che i connazionali ci chiedono da tempo. Bisognerà cercare di portare a termine i progetti legati a queste cinque priorità. Con la nuova regolamentazione del CGIE ci sarà la possibilità di incontrarsi una volta l’anno in assemblea plenaria, ciò significa cinque volte per l’intero mandato. Certamente non sarà facile, ma con i mezzi tecnologici di oggi si potrà fare molto, se si vuole, anche da lontano!

Come vorresti che fosse questo nuovo CGIE?

Vorrei vedere un CGIE più snello e flessibile, più operativo. Non devo reinventare tutto quello che hanno tentato di fare i miei predecessori, certamente sarò a completa disposizione con i colleghi dei Comites USA, sentiremo i nostri colleghi dei Comites vicini, del Messico e del Centro America-Caraibi (area non rappresentata nel CGIE). Ascoltando anche i rappresentanti delle associazioni, cercheremo di lavorare tutti assieme nel proporre una riforma che possa ridare dignità ai Comites e al CGIE, rendendoli più utili nella loro azione. Avrei qualche bozza propositiva, ma ripeto vorrei discuterne con i colleghi Comites e con l’altro membro eletto del CGIE negli USA (Silvana Mangione, Pd, ndr) che partecipa al consiglio sin dalle origini. Vorrei raccogliere i loro input e contributi, prima di poterla proporre.

Si parla di riforma CGIE ormai da anni. Arriverà il momento di riformare sul serio? Su quali punti, secondo te, si dovrebbe concentrare una riforma del Consiglio?

Se si mettessero da parte gli interessi dediti alla partitocrazia o alla corrente di turno, e ognuno degli eletti lavorasse con alto spirito di servizio e responsabilità, io penso che potrebbe essere possibile nel mandato quinquennale proporre ed attuare una riforma che sarà fondamentale per il futuro delle rappresentanze. Alcuni punti della riforma sono i seguenti. Si partirebbe dalla struttura in generale con una chiara articolazione dei compiti e delle funzioni. A ciò seguirebbe una ricomposizione. Infatti esiste un forte squilibrio nei cinque continenti e nell’attuale regolamentazione, poichè non si è tenuto conto, sbagliando, del numero degli oriundi, lasciando scoperte alcune aree geografiche come ad esempio il Centro america, i Caraibi e il Messico.

Tu sei anche coordinatore del CTIM per il Nord America, l’altro consigliere è andato al Pd. Centrodestra diviso in terra americana oppure cosa?

Per esperienza, mi sono accorto che quello che succede politicamente all’estero anni prima, si verifica in Italia dopo. Purtroppo il disinteresse degli ultimi anni dimostrato dai responsabili del PDL nei confronti degli Italiani all’estero ha creato un disorientamento da parte di moltissimi simpatizzanti e di addetti ai lavori. I moderati ed i simpatizzanti del centrodestra sono numericamente superiori a quelli del PD, ma, per una mancanza di coordinamento, sono disuniti, e francamente non esiste una struttura politica sul territorio del centrodestra in questo momento. I risultati anche in questo caso dovrebbero dare una chiara indicazione; alla fine chi lavora e semina bene ha buone chance di raccogliere frutti, per la maggior parte dei casi, vedi l’associazione del CTIM.

Io avevo auspicato e raccomandato ai rappresentanti di FI, MAIE ed Indipendenti di area centrodestra di trovare un accordo per la presentazione di un candidato tra di loro, vi erano personalità qualificate. Mi hanno riferito, in quanto assente, che fino a tarda notte – quella precedente le elezioni – hanno provato a discutere, ma alla fine non hanno trovato nessun accordo e soluzione, con la presentazione di cinque candidati, i tre rappresentanti dei partiti e due indipendenti di centrodestra. Il risultato lo sapete già! Si è passati da una pronosticata, probabilissima e successivamente reale vittoria (in base ai voti ottenuti dei singoli candidati) ad una certa sconfitta.

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